In un piccolo centro in Emilia Romagna, ai piedi dell’Appennino, cinque anni fa approda Youssouf. Grazie a Fare Sistema inizia un tirocinio presso l’azienda agricola Punto Verde Bio, gestita dalla famiglia Castiglioni. Oggi è ancora lì, nel frattempo è stato assunto e continua a lavorare tra alberi da frutto e conserve. Torniamo a raccontare di lui perché, seguito come sempre da Luigi Castiglioni, Youssouf ha affrontato nuovi cambiamenti
Il prossimo due agosto saranno cinque anni che Youssouf lavora presso l’azienda agricola Punto Verde Bio di Savignano sul Panaro, un borgo medievale in provincia di Modena. L’azienda della famiglia Castiglioni produce conserve con frutta e verdura coltivate direttamente o acquistate da agricoltori selezionati. A gestirla ora è Emanuele, uno dei cinque figli di Luigi; è proprio quest’ultimo invece a ricordarci la storia di Youssouf: “All’epoca avevamo bisogno di giovani da formare per poi impiegarli nelle coltivazioni e nei laboratori. Ed è arrivato lui. Veniva dal Mali. Ha attraversato il deserto del Sahara per otto giorni, con una bottiglia d’acqua da condividere con altri. Ha trascorso nove mesi in Libia, dove di notte gli andavano a rubare quel poco che aveva. Poi il mare, le onde, e la Marina Italiana che li ha portati in salvo a Pozzallo”.
Youssouf è ospite dello SPRAR per MSNA di Chiaramonte Gulfi, in Sicilia, quando gli viene proposto di partire per l’Emilia Romagna, come beneficiario del programma Fare Sistema Oltre l’Accoglienza. Acconsente e prende un pullman fino a Savignano. All’arrivo è un po’ spaesato, perso: “Una delle prime cose che mi ha chiesto è stata quella di indicargli il sud, credo volesse sapere dov’era l’Africa, la sua terra”. Il ragazzo ha un carattere dolce, è tranquillo, ed entra a far parte sia dell’azienda che della famiglia Castiglioni: “Abbiamo cercato di insegnargli il nostro mestiere e lui si è messo lì con impegno a imparare”.
Frequenta corsi di specializzazione e dopo il tirocinio viene assunto. Ma il percorso di autonomia non si ferma qui. Sempre accompagnato dall’affetto e dal sostegno morale di Luigi e del resto della famiglia, Youssouf si trasferisce a vivere da solo in un appartamento in un altro comune, vicino a quello dell’azienda agricola. Non è facile, quest’ultimo cambiamento. Il ragazzo deve capire come gestire il proprio stipendio tra bollette, spesa, soldi da mandare a casa e tutto il resto, ed è una cosa che si impara poco alla volta. Riesce a prendere la patente di guida: “Ho insistito con lui perché imparasse a guidare”, dice ancora Luigi, “aveva paura, all’inizio, adesso non più: ma anche questo è un modo per diventare autonomi ed essere più liberi. Gli ho anche suggerito di rimettersi a studiare, prendere una specializzazione, così da ampliare le possibilità di costruirsi un futuro, ma per ora è soddisfatto di quel che fa”. Contento soprattutto di aver preso casa vicino la stazione ferroviaria, cosa che gli permette – quando può – di salire sul treno per Bologna dove ha alcuni amici.
In Mali ha una mamma e una sorellina. Un giorno Luigi lo vede giù di morale, gli chiede cosa c’è che non va, e Youssouf racconta che che è andata a fuoco la sua casa in Africa e la mamma ha perso tutto il raccolto di arachidi. Il loro mezzo di sostentamento. Ma il ragazzo non è arrabbiato. “Dio sa” dice a Luigi con mestizia. Ha un’ammirazione per papa Francesco, perché “vuole bene a tutti” e gli piace discutere di religione. “Tu devi essere un buon musulmano” lo esorta il titolare dell’azienda in una delle loro chiacchierate.
“Abbiamo otto dipendenti e nessuno di loro è italiano. Nel settore agricolo c’è bisogno di un lavoro continuo, non tutti sono disposti ad accettarlo” E poi è necessario – conclude Luigi Castiglioni – rompere certi tabù che vanno contro l’inclusione.

