40 anni, originario di Catanzaro, l’artista Massimo Sirelli opera da 20 anni nel settore della comunicazione e della street art. Con lui e con l’associazione Rublanum, Fare Sistema ha realizzato a Rogliano un momento di “arte partecipata”: i ragazzi seguiti da FSOA sono stati coinvolti nel restauro di un murale. Qui ci racconta il valore di un’esperienza così singolare: “Il loro impegno mi ha stupito”
“Noi non sappiamo questi ragazzi cosa facevano nella loro vita prima di venire in Italia. Magari tra di loro ci sono dei talenti e noi non ne siamo a conoscenza e occasioni come quella del restauro del murale di Rogliano possono contribuire a farli emergere”. L’artista Massimo Sirelli, il primo in Calabria a occuparsi fin dagli anni Novanta di graffiti e street art, racconta la “bellezza” di quel 16 ottobre, quando i ragazzi di Fare Sistema ospiti di Casa di Ismaele sono stati coinvolti nel lavoro di conservazione dell’opera dello stesso Sirelli, realizzata nel 2015.
“Il restauro di un murale è un aspetto molto importante, per due motivi: sia per la vita dell’opera in sé sia perché ci si comincia a rendere conto del valore della street art e di quanto sia necessaria la sua conservazione”. Massimo Sirelli, e con lui l’associazione Rublanum, hanno accolto la proposta di Fare Sistema: dare la possibilità anche ai minori stranieri dello SPRAR di Rogliano di partecipare a questo evento artistico. “Quel murale lì per me ha un significato fondamentale, perché è la trasposizione grafica di quello che realizzo con la scultura attraverso il riciclo: infatti costruisco robot riutilizzando materiali. A Rogliano ho dipinto il murale con la tecnica del doodle, ed era la prima volta che tale stile veniva utilizzato in Calabria. Sono raffigurati tutti questi robot messi assieme come fossero una cascata di rifiuti”.
Quando la mattina del 16 ottobre sono arrivati i primi ragazzi “c’è stata una naturale timidezza verso il pennello, la pittura, il muro. Non appena hanno preso confidenza li ho visti sciogliersi e sorridere. Li ho lasciati fare. Molti aspetti del murale dovevano essere reinterpretati per poter essere restaurati, perché alcune linee originarie erano state cancellate dal tempo. Li ho messi nelle condizioni di aiutarmi a ridefinirle nuovamente. Così per esempio la faccia di un robot che in origine sorrideva ora poteva diventare un volto triste, o viceversa. Del resto il doodle viene definito l’arte dell’errore e dell’improvvisazione”. Possiamo anche parlare di arte partecipata? “Sì. Nel mio modo di lavorare è una cosa ricorrente, anche nelle opere pubbliche di grandi dimensioni, ci sono tanti volontari che prestano il proprio aiuto. Ma l’occasione di Rogliano aveva una novità anche per me: l’aver interagito con ragazzi stranieri”.
Il risultato qual è stato? “Abbiamo restituito brillantezza all’opera, che non è stata affatto stravolta. E abbiamo fatto sì che per qualche ora questi ragazzi si occupassero di bellezza”.
