I volontari di Mondragone

Fare volontariato può essere una scelta personale ma allo stesso tempo corale. È questo che emerge dalla chiacchierata con una comunità di Mondragone. Ciascuno con il proprio vissuto, con la [...]

Fare volontariato può essere una scelta personale ma allo stesso tempo corale. È questo che emerge dalla chiacchierata con una comunità di Mondragone. Ciascuno con il proprio vissuto, con la propria esperienza di vita, con le proprie difficoltà quotidiane può unire le forze a quelle degli altri e fare rete anche nel volontariato: per questo gli uomini e le donne di questa comunità hanno aderito a Fare Sistema Oltre l’Accoglienza. Qui vi riportiamo le loro “voci”

Daniela, Margherita, Mariagrazia e Raffaele si conoscono da una vita, insieme sono parte di una comunità che si ispira al Vangelo – “abbiamo nel cuore l’idea del mondo unito come Chiara Lubich” – e non sono nuovi all’esperienza del volontariato. “Siamo una sorta di famiglia allargata, cerchiamo di ascoltare i bisogni di chi incrociamo sulla nostra strada e di intervenire come possiamo”, spiega Daniela raccontando la loro scelta di vita, sempre con uno sguardo rivolto all’altro, che siano le adozioni a distanza, o l’aiuto alla Caritas, o le attività in parrocchia. Hanno sentito parlare del Programma di Fare Sistema Oltre l’Accoglienza e tutti insieme hanno deciso di aderire perché, ricorda Margherita, “se è vero che il volontariato fa parte della nostra vita, quello che ci manca è invece la possibilità di entrare in una rete che ci permetta di fare il passo successivo, e sostenere in maniera meno disordinata chi ha bisogno. Abbiamo sempre vissuto con una fede solida, e riteniamo che l’aspetto sociale sia importante. Anche nelle nostre vite ci sono tante difficoltà, è per questo che da soli non ce la possiamo fare: dobbiamo fare volontariato assieme agli altri”.

Aggiunge Raffaele che ciascuno di loro ha i propri impegni quotidiani – lavoro, famiglia – e ciascuno vive nel proprio tessuto sociale: “Diamo quello che possiamo dare nella nostra vita”. Margherita, per esempio, lavora in un ufficio, e se inciampa in qualcuno che ha bisogno si ferma, ascolta e poi si muove per risolvere insieme le difficoltà: “C’era questo ragazzo che chiedeva l’elemosina fuori il supermercato. Mi sono fermata, ho parlato con lui, l’ho ascoltato. Aveva dei problemi con il permesso di soggiorno: l’ho affiancato nel districare i problemi burocratici. Non bisogna fermarsi alla semplice elemosina, possiamo fare di più, perché l’altro è un altro me. L’altro potrei essere io”.

Certo, il contesto non è semplice e non è semplice il periodo che stiamo vivendo, però, come afferma Mariagrazia “una testimonianza vera può far scattare il tam tam. Se noi facciamo volontariato, qualcun altro ci seguirà. Sembra faticoso ma non lo è, anzi, è piuttosto contagioso”. Racconta infine Daniela che l’idea che anima le loro giornate è semplicissima: se qualcuno ha qualcosa in più la si condivide con gli altri. Non è difficile, è una questione di allenamento: “Siamo tutti tessere di un puzzle, dobbiamo unirci perché abbiamo bisogno l’uno dell’altro”. Aderire a FSOA per loro è proprio questo: fare volontariato insieme, perché “è più bello, e anche più facile”.

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